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formati culturali in metamorfosi. osservazioni dal confino.

osservo come l’horror vacui guidi l’intraprendenza culturale: a ritmo serrato le immagini si sovrappongono e si dileguano, vivendo i loro 15 minuti di fama, nel migliore dei casi. se è vero che la mail è piena di newsletter con proposte di eventi streaming, che facebook e instagram riservano numerose dirette e gruppi nati in quarantena, che le piattaforme di musica e film contengono vite intere in registrazioni, che musei, cineteche e biblioteche stanno rilasciando archivi e visite virtuali tra le loro collezioni, è pure vero che tutto questo sta accadendo empiricamente, hic et nunc. ogni distanza è negata, paradossalmente, e non c’è innovazione nei processi.

fare innovazione in cultura significa praticare strumenti per la trasformazione culturale. significa coltivare una pratica che nasce su quanto esiste e conosciamo già, si, ma che ne sperimenti nuove forme d’uso ed evolva portando valore in un tempo oltre quello presente. credo che la prima necessità non sia avere nuovi strumenti tecnologici, come invece qualcuno ritiene, ma indossare nuove lenti per guardare a quello che esiste e a come già lo stiamo usando empiricamente in modo diverso da prima. vedremmo così forme ibride, come ibridi sono i territori in cui ci muoviamo in questi giorni: la spesa online e la consegna a casa; le canzoni dai balconi alle 18, che diventano dirette e video su tutti i canali social. e’ a questo spazio ibrido fisico-digitale di cui parla ezio manzini, è a queste pratiche che si muovono tra dimensione locale del farsi in presenza e dimensione globale della rete, che bisogna guardare con molta attenzione. sono pratiche che tengono insieme modalità di partecipazione dal vivo, che chiamerò modello evento pubblico, e modalità di partecipazione digitale, che chiamerò modello evento mediatico.

manzini  vede in queste forme ibride la possibilità di usare la rete per fare qualcosa assieme anche nel mondo reale e anche senza contatto ravvicinato. e con questa visione, opera il passaggio funzionale della rete da repository, canale di comunicazione, luogo in cui lo spazio di condivisione è limitato (mancano odore, tatto e tutto ciò che la presenza del corpo porta con se, ma non solo, perché diverse sono innegabilmente anche le limitazioni tecniche), a rete come luogo per nuove forme di partecipazione. questa visione necessita l’osservazione di un tempo presente di azione empirica, che deve essere attentamente presa in analisi sia da chi può agire e lavorare sul futuro prossimo per modificare e migliorare le possibilità tecniche, sia da chi può agire e lavorare per mettere a punto nuovi format culturali adeguati (possibilmente in collaborazione). format culturali basati su quelli che si sono spontaneamente attivati nelle loro prime forme e dove il modello evento pubblico e il modello mediatico siano fusi in quello spazio ibrido fisico-digitale in format ibridi fisici-digitali a loro volta, in grado di portare nuove possibilità, in un contesto culturale dove rinnovati sistemi esperienziali e di produzione di valore si rendono necessari.

bisogna dunque guardare con attitudine positivista a quanto sta accadendo, poiché siamo in un universo in cui le forme riempiono fittamente lo spazio scambiandosi continuamente qualità e dimensioni, e il fluire del tempo è riempito da un proliferare di racconti e di cicli di racconti (..). siamo non in un ordine gerarchico univoco, ma in un intricato sistema d’interrelazioni in cui ogni livello può influire sugli altri, sia pur in diversa misura. così scrive italo calvino in un saggio a proposito delle metamorfosi di ovidio. descrizione che calza a pennello al contesto produttivo e distributivo culturale attuale, dove, lo ribadisco, ogni livello può influire sugli altri, sia pur in diversa misura nel determinare una trasformazione culturale necessaria.

siamo in un universo in cui le forme riempiono fittamente lo spazio scambiandosi continuamente qualità e dimensioni, e il fluire del tempo è riempito da un proliferare di racconti e di cicli di racconti (..). siamo non in un ordine gerarchico univoco, ma un intricato sistema d’interrelazioni in cui ogni livello può influire sugli altri, sia pur in diversa misura.

italo calvino, gli indistinti confini, 1979.

nelle metamorfosi, l’essere muta forma, non si snatura. mantiene, piuttosto, recondita memoria di ciò che è stato. anche solo per questo ricordo, non è diverso da se stesso se non in una certa misura che non è mai la totalità. lo scrive roberto calasso a proposito di artemide al bagno, spiata da atteone, vestitosi con pelle e corna di cervo. guardare la dea con lo sguardo dell’animale significa obbligare la dea a ricordare l’età remota in cui era stata essa stessa l’animale, la prodigiosa cerva che fugge.

un’auspicata trasformazione culturale, nel contesto attuale, non può che derivare dalla lenta trasformazione delle pratiche: deve attuarsi una metamorfosi che porta con se memoria e tasselli di pratiche già consolidate e che possono essere diversamente ri-combinate, attualizzate, per servire il contesto mutato e permettere di riabilitare le funzioni della cultura.

se ci riferiamo agli eventi di natura pubblica, la metamorfosi è già in atto: si canta guardandosi contemporaneamente dai balconi e dalla rete, in un sistema di relazioni e processi già nuovi, in una certa misura, eppur ancora memori di quello che sono stati in una vita precedente, in cui incontrarsi attraverso canali digitali e parlarsi da balcone a balcone erano due forme di relazione separate, mai concomitanti. possiamo osservare formati spontanei, dunque, che costituiscono un germoglio di cui ipotizzare possibili sviluppi e sperimentarli. più che mai è necessario non provocare una frattura, perché la frattura è già avvenuta. ora sta a noi progettisti, agli artisti, agli operatori culturali, ai visionari di ogni paese e disciplina non ricadere nella tautologia, nell’esercizio che afferma se stesso alla ricerca di trovate tecnologiche, o pavoni mediatici, prendendo il giusto tempo e spazio per l’osservazione, lo studio e la sperimentazione di nuove ipotesi.

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