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Anche L’Imperatrice è madre

La normalità è essere nevrotico. Ne deriva che il primo dato certo è che siamo nati da un padre nevrotico e da una madre nevrotica. (Alessandra Callegari)

Prima di mettermi a scrivere qualche riflessione sulla figura genitoriale, ripeto il mantra di cui sopra almeno dieci volte per dieci giorni e mi armo di compassione. Di compassione e degli Arcani Maggiori dei Tarocchi, ormai divenuti preziosissimo strumento di auto narrazione – non ringrazierò mai abbastanza Jacopo Boschini per la prontezza con cui me le ha proposte in questa chiave, accogliendo la mia predisposizione a ragionare e sentire per immagini più che per parole -.

L’Arcano associato alla figura materna è La Luna. Carta dell’archetipo femminile materno per eccellenza, pianeta satellite ricettivo della luce solare che rifrange per illuminare indirettamente, dolcemente. Luna crescente, simbolo del processo di gestazione e che ha il volto della saggezza matura.  

Quando per la prima volta ho pescato e girato La Luna, un silenzio tombale è calato nella stanza. Sono stata incapace di vederci qualunque cosa. Peggio, ho anche detto che no, che questa carta non mi piaceva, mi metteva a disagio in un certo qual modo. Con buona pace della maternità? Non potevo certo accettarlo. Ecco allora che ho fatto un tentativo, ho cercato una strada di auto proiezione rispetto alla mia maternità nell’associazione dei Tarocchi con l’Enneagramma e la psicologia.

L’Enneagramma dei tipi psicologici è una mappa che individua e descrive nove tipi di personalità – enneatipi – e i rapporti tra loro. Ogni enneatipo rappresenta la cristallizzazione e l’irrigidimento delle difese infantili nel processo di adattamento precoce con l’ambiente – cioè, guarda un po, con mamma e papà, principalmente -.  L’enneagramma consente di individuare le tendenze principali di carattere, visioni del mondo e attitudini, nonché le più probabili ipotesi evolutive, permettendo di accrescere le possibilità di auto comprensione e di trasformazione, sulla base dei propri punti di forza e aree di miglioramento. 

Mi sono dunque domandata quale enneatipo corrispondesse a La Luna secondo una delle teorie che hanno studiato le connessioni tra l’enneagramma e gli Arcani Maggiori dei Tarocchi, quella presentata da Carla Maria De Bortoli. La risposta: nessuno. Nessuna donna, nessun uomo, può essere La Madre? Non mi sono lasciata scoraggiare e ho fatto appello alla carta che identifica nei Tarocchi il mio enneatipo, il Tre, identificato con L’Imperatrice. Qui, ne ero certa, ci sarebbe stato un qualche elemento da ricondurre al mio modo di essere genitore. La prima cosa circa L’Imperatrice che ci dicono Alejandro Jodorowsky e Marianne Costa nella loro opera monumentale dedicata ai Tarocchi recita così: “è l’uovo che si schiude alla vita e lascia uscire il pulcino (…) rimanda all’energia dell’adolescenza con la sua forza vitale, la sua seduzione, la sua mancanza di esperienza.” Carta della forza creativa, si, ma come esplosione senza freni e senza indirizzo. Non esattamente La Madre che cercavo, o che mi sarebbe piaciuto essere. 

Ma ancora non mi sono arresa e, approfondendo le ricerche, ho trovato un’informazione molto interessante: nella numerologia dei Tarocchi, le carte degli Arcani Maggiori che sommate danno il numero XXI – il valore più alto dei Tarocchi e che significa quindi realizzazione – costituiscono insieme il cammino verso tale completezza dell’essere.  L’Imperatrice, Arcano III e La Luna, Arcano XVIII sono le due carte complementari, la cui somma dà XXI e che rappresentano dunque un cammino di pienezza. L’Imperatrice rappresenta quella fecondità in cui l’intuizione poetica de La Luna si può incarnare, ricevendo a sua volta l’azione fuor di misura de L’Imperatrice.

Finalmente ho concluso le mie ricerche soddisfatta. Ho trovato quello che senza saperlo stavo cercando. Non elementi identificabili di una possibile genitorialità, ma piuttosto il messaggio che ognuno, pur con le sue nevrosi, può aspirare a diventare un modello genitoriale, o anche di mentore, dato che questo numero parla tanto di genitori quanto di mentori.

Partendo dall’assunto che ognuno è nevrotico – sempre ripetere il mantra per non perdere di vista l’unico assunto di cui siamo certi – capiamo immediatamente che non è la capacità di rappresentare, di proiettare all’esterno un modello affidabile, costruttivo, educativo ciò a cui aspirare. Il paradigma si ribalta. Aspiriamo all’imperfezione. Alla consapevolezza dell’imperfezione, della nevrosi, degli automatismi che ci rendono passibili di intraprendere un cammino progressivo di autorealizzazione grazie al rapporto con il figlio, con l’allievo.  La genitorialità in questo senso diventa opportunità. L’archetipo cede il passo alla varietà. La carta vincente non è la capacità di incarnare – nel migliore, ma anche più rigido dei casi – o di rappresentare – nel peggiore, in cui inganniamo noi stessi – un modello all’altezza della situazione. L’asso nella manica è piuttosto la capacità di autostima delle proprie risorse e vulnerabilità. Mettendo in campo tanto le une quanto le altre, avendo rispetto delle nostre vulnerabilità, prodotto di una vita intera, e valorizzando le nostre risorse nella relazione con i nostri figli, relazione unica e imprevedibile, ridurremo il rischio di cadere preda di frustrazioni e mortificazioni di fronte a ostacoli e fallimenti. O almeno, pronti a cadere, sapremo farlo in modo da non farci troppo male e rialzarsi più velocemente.

Fuori da ogni proiezione culturale e da ogni stereotipo e dentro la consapevolezza  delle proprie nevrosi, dunque, risiedono la rinuncia a essere genitori adeguati e conformi e la possibilità di diventare genitori autentici.

Pubblicato su MacGuffin n°11 | Genitori e mentori, 14 Maggio 2021.

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