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Hamburger versus arrosticino: la sindrome di Calimero.

Riunione di redazione. Ordine del giorno: temi delle uscite del MacGuffin fino a fine Luglio. Calendario alla mano, scopriamo che il 28 Maggio è la giornata mondiale dell’hamburger.

Non ho potuto che esclamare: “perché l’hamburger si e l’arrosticino no?!” Domanda da meritocratica oltre ogni logica e sentimento: il contesto familiare e culturale in cui sono cresciuta è profondamente radicato e ciò che ha preso forma in me come risposta all’ambiente è duro da trasformare, occorre tempo. Nella domanda, è infatti implicita l’indignazione a difesa di tutti quei cibi prelibati e che hanno una storia che niente ha da invidiare a quella dell’hamburger, ma che non hanno meritato una giornata di celebrazioni dedicata. Insomma, ho avuto un’uscita da vera e propria paladina delle cause perse. Se è vero, infatti, che molto accomuna i due cibi in questione – tanto l’hamburger quanto l’arrosticino nascono come cibo stanziale, in stretta relazione con esigenze e caratteristiche di luoghi di lavoro specifici, ad esempio – è altrettanto vero che avrei potuto porre la domanda in altri termini. 

E siamo a oggi. L’indignazione istintiva e automatica, oggi, lascia il posto a un interrogativo più interessante, un interrogativo realmente in ascolto: cos’ha fatto la differenza? Cosa ha permesso all’hamburger di raggiungere una diffusione amplissima a cui l’arrosticino può solo mirare, ma che è ben lungi dall’aver raggiunto? E dunque una domanda. O una domanda che ne contiene molte.

Una domanda diretta è quello che si pone ai Tarocchi. Una risposta indiretta è quello che si riceve in cambio. Se il tema di questo Macguffin è una domanda, se ne trae che la si pone direttamente ai Tarocchi, ricevendone una storia tutta da interpretare. Pongo una domanda secca, tiro una carta secca: La Forza.

La Forza è cosciente dalla testa ai piedi e apre la strada alle energie inconsce. Carta numero XI, apre la decade delle carte che rappresentano un’evoluzione verso lo spirituale, il contatto profondo con se stessi e con il tutto. Ne La Forza, il lavoro della coscienza – una donna bellissima, serena nell’impegno che mette nella relazione con l’animalità, forte del suo radicamento con la terra dove poggia solidamente un piede con sei dita – passa innanzitutto attraverso il rapporto con le forze istintive – il leone, belva carnale e intelligente, caratteristiche enfatizzate rispettivamente dal rosa e dal giallo della criniera -. La Forza lavora a mani nude, mettendocela tutta, con l’animalità. Non è un lavoro di opposizione, di forzatura. E infatti non ha armi che le permetterebbero di sopravvivere e lottare con il leone. É un lavoro di integrazione armoniosa. Tant’è che la linea del collo della donna potrebbe essere una collana che le orna la gola, luogo dell’espressione e della parola che non derivano soltanto dall’intelletto ma dalle profondità dell’essere: una parola in cui il Conscio e l’Inconscio sono in armonia.

Ed è proprio forse su questa integrazione che chi ha costruito il proprio business sull’hamburger – e di conseguenza la fama dell’hamburger stesso – ha fatto leva, tramite operazioni di comunicazione che toccano corde su entrambi i livelli. Messaggi che parlano alla parte consapevole, meglio, culturalmente radicata nel consumatore e messaggi che toccano l’inconscio, dove soggiacciono pattern culturali introiettati inconsapevolmente.

E guarda un po, per parlarci della complementarietà de La Forza con la carta che indica un possibile percorso di evoluzione verso la pienezza, La Ruota di Fortuna, Jodorowsky e Costa usano proprio la metafora del mondo commerciale. Si legge: “La Forza è un’energia in potenza che trova nella Ruota di Fortuna il terreno propizio per esprimersi. Un po’ come farebbe una fabbrica di stampo tradizionale che inventa un nuovo prodotto, per uscire da un momento di crisi.” Abbiamo accennato alla comunicazione. Ma, ancor prima, chi ha contribuito alla fama dell’hamburger ha lavorato in maniera funzionale e creativa sulla distribuzione, compattando le frattaglie, facendone un panino e cibo di strada per lavoratori, prima, e da fast food, poi. Creativamente, ha adeguato nel tempo i messaggi comunicativi – solo per accennare a uno degli aspetti, non siamo qui a fare business development – al sistema economico e sociale.

“Perché l’hamburger si e l’arrosticino no?” é diventata dunque per me la domanda che, posta ai Tarocchi come strumento di auto-narrazione ai fini di crescita personale, mi ha permesso di fare una duplice riflessione. Attorno a un mio automatismo: l’indignazione istintiva di fronte a circostanze  che hanno caratteristiche specifiche relative a presunti meriti non riconosciuti. Attorno a una mia ombra: quella sindrome di Calimero, che mi induce istintivamente a prendere le parti di tutti quei presunti Calimero che non vengono valorizzati nel sistema. Questa nuova consapevolezza ha creato le condizioni per porre una domanda fuor di retorica, domanda che mi ha consentito di osservare una risposta reale e di senso, facendomi compiere un passo evolutivo da paladina delle cause perse a potenziale developer di una causa di nicchia. A patto che all’arrosticino interessi la cultura di massa. 

Pubblicato su MacGuffin n°12 | Perché l’hambuerger si e l’arrosticino no?, 28 Maggio 2021.

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