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La Relazione nel Counseling

Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così. (Italo Calvino, Il barone rampante)

Quando sono andata in libreria, prendendo in mano il libro della Danon per la prima volta,  la prima parola che ho letto – e che è la prima parola del sottotitolo – è stata relazione. La mia attenzione è rimasta lì per tutto il tragitto dalla libreria a casa. Eppure l’immaginazione non mi manca. E siccome le prime vibrazioni hanno continuato a risuonare in diversi passaggi del libro, diventando anche le seconde e le terze, è da qui, dalla relazione, che le mie riflessioni prendono le mosse e si concentrano.

Il primo significato della parola relazione presentato sul sito web dei Dizionari Garzanti Linguistica – “il modo d’essere di una cosa rispetto a un’altra” – ha una sfumatura che me lo rende attraente più di ogni altro tra quelli trovati. E’ quel rispetto a un’altra la sfumatura che risuona. Perché in ciascuno di noi ci sono modi di essere anche molto diversi, a seconda della persona – delle persone -, dell’ambiente, degli oggetti, del contesto con cui ci troviamo in un dato momento.

Attingo ancora alla linguistica e all’etimologia della parola relazione, da ricollegarsi al latino relatio,  relatus, participio passato di referre: riferire, riportare, stabilire un legame, un rapporto.

Se “stabilire un legame, un rapporto” è direttamente riconducibile al tipo di relazione a cui si riferisce il counseling, anche le parole “riferire” e “riportare”, tra le pieghe delle loro possibili interpretazioni, mi suggeriscono qualcosa rispetto ad aspetti fondamentali della relazione nel counseling: mi parlano di tutte quelle informazioni portate – dal cliente tanto quanto dal counselor – nel verbale, nel paraverbale, nel corporeo, nel setting e nel modo di occupare, vivere ed eventualmente manipolare lo spazio e gli strumenti presenti. Dal cliente tanto quanto dal counselor: se per sapersi è necessario interagire, come ci dice Calvino, facendo dell’altro uno specchio che riflette immagini completamente diverse, o maggiormente dettagliate, da quelle a cui eravamo abituati noi stessi, ogni nuovo percorso di relazione d’aiuto diventa anche per il counselor, e non solo per il cliente, un’occasione per conoscersi meglio, alimentando il suo percorso di crescita personale.

Lo disse benissimo, al di fuori dei confini del counseling, Giovanni Gastel alla giornalista che lo intervistava, quando affermò “Adesso sono con te e tu sei il centro del mondo. Tu e questo momento siete un’esperienza utile e irripetibile per me e per questo voglio essere e sono qui senza pensare ad altro, senza essere altrove.”

Se la relazione di counseling è vissuta dal counselor in prima persona come possibilità abilitante anche per se stesso, dunque, ciò che Rollo May indica con empatia, così come l’ascolto attivo come inteso da Carl Rogers, e ancora un rapporto in cui possa esprimersi quello che il filosofo Martin Buber chiama principio dialogico, riferendosi a una relazione umana di qualità, mi sembrano caratteristiche e processi che fanno del tutto parte dell’attitudine della persona ancor prima che del counselor professionista. Così come l’accento che la Danon pone sulla necessità per il counselor di presentarsi ed esserci come persona attenta, non giudicante, accogliente, aperta.

Mi pare, insomma, che la capacità e – ancora prima della capacità, che può essere sviluppata -, il desiderio e la curiosità dell’essere in relazione siano doti fondamentali che una persona deve avere per intraprendere la professione di counselor. Una persona che nella tensione di creare un nuovo spazio dove l’altro possa riuscire a vivere e a riconoscersi senza più l’angoscia di essere un se stesso di cui aver paura, desideri pure creare uno spazio perché entrambi facciano un’esperienza condivisa di quella che Andrea Fianco definirebbe immergenza.

Relazione sul testo Counseling. La relazione che promuove la crescita personale. Primo anno del Corso triennale di formazione in counseling professionale a indirizzo bioenergetico-gestaltico integrato di Collage Counseling.

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