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Mare, Luna e Libertà

“Quale mare? Quale libertà?” ho chiesto agli Arcani Maggiori dei Tarocchi. La Luna. 

“Ho dovuto riconoscere che per esistere dovevo andare là dove non c’ero” dice La Luna.

Con l’espressione “libertà di essere se stessi” si intende solitamente quella possibilità di esprimersi, fare, realizzarsi così difficile da mettere in campo, tanto per il contesto, quanto per la difficoltà, spesso e volentieri, di avere le reali, autentiche risposte a domande che stanno a monte: cosa voglio esprimere, fare, non fare? Cosa mi appaga e cosa mi frustra nella mia quotidianità? Cosa gioverebbe al mio umore, al mio amore, alla mia libertà?

Ma pensiamo anche alla possibilità di interpretare quell’”essere se stessi” in altra accezione, diversa dall’esprimere e dal mettere in campo e piuttosto intimamente collegata allo stare e al togliere dal campo. Essere il proprio corpo, il proprio mondo profondo e inespresso, perché ancora sconosciuto a noi stessi. Forse solo intuito e sognato e immaginato. Tuffarsi in questo mare, così profondo e misterioso, e lasciarci trasportare dalle sue onde, incontrare le creature che lo abitano – tanto le amiche quanto quelle pericolose -, farlo di notte, illuminati solo dalla luna.

La Luna è collegata ai ritmi biologici, all’acqua, alle maree, al passaggio dalla vita alla morte. E’ un suggerimento a intendere il periodo estivo come passaggio dalla vita frenetica alla vita ricettiva, insomma dal “non so cosa fare prima” all’ozio attivo di quelle vacanze di quando avevamo cinque anni.  Magari! Beata te! Penserete voi. Ma qui siamo nell’ambito dell’aspirazione, del desiderio, dell’immaginazione e tutto è possibile. Poi possiamo scegliere di tenere con noi solo un’onda di tutto questo mare di possibilità e di cavalcarla durante la pausa estiva.

La Luna, dicevamo. 

La Luna è di profilo, parte del suo volto è nascosto e rimanda a tutto ciò che è segreto, clandestino, spesso immobile in una dimensione interiore che fatichiamo a lasciare emergere, una dimensione ampia in continuo ondeggiamento. Una dimensione marittima, dove fermarsi ad ascoltare il suono della propria risacca. 

Mare nostrum.

Eccolo lì. L’acqua in basso nella carta è marina. Increspata dalle onde e profonda, ospita un’aragosta. È al tempo stesso scenario naturale (le rocce e la vegetazione che vi cresce sul bordo basso della carta) e porto sicuro (gli argini, quasi bordi di una piscina), dove il nostro ozio, la nostra attività animale fatta di istinti e di sentire trovano rifugio. Entrare in contatto con l’aragosta, significa scendere negli abissi dell’inconscio che ci si offre in questo ampio mare, in questo tempo per noi. Vuoi per entrare in contatto con le nostre intuizioni più profonde e farle emergere nelle relazioni con gli altri, vuoi per restare laggiù, in contatto con la nostra solitudine. Vale tutto. Si chiama tempo per se stessi. Nutrimento.

Senza una pausa di libertà in cui respirare per ciò che siamo e non per ciò che dobbiamo essere, non sarebbe poi possibile rimettere in circolazione le nostre energie per fare la nostra parte verso noi stessi, verso chi sta con noi, verso la posizione che occupiamo nel mondo: dalla terra sorgono gocce azzurre che risalgono verso La Luna e lo scambio energetico, la circolazione dell’energia, saranno nuovamente possibili al rientro dalle vacanze. 

La Luna può essere presagio di una realizzazione profonda. E da cosa può derivare la più profonda delle realizzazioni se non dal ristabilire contatto tra le nostre parti fondamentali?

L’infinita potenzialità ricettiva de La Luna resta la sua maggior ricchezza. Ci ricorda che dobbiamo restare liberi, così autenticamente liberi da poter accettare di ricevere, prima di mettere e rimettere in circolazione. Ricevere riposo, abbracci, sole, un momento spensierato, la lacrima di un amico, l’emergere di un desiderio, un crepuscolo malinconico, la partita Italia-Spagna vinta ai rigori. 

Che il contrario di libero è cattivo, ce lo raccontò Jacopo Boschini in un monografico dedicato alla Libertà facendo riferimento all’etimologia latina del libertus, lo schiavo affrancato, l’uomo libero, e del captivus, il prigioniero, colui che vive in cattività. Allora usiamo questa pausa estiva per uscire dalla cattività, tornare liberi di ricevere e, nel riposo, lasciare che tutto il nostro essere emerga dalle sue stesse acque: “Chi riceve la mia luce sa quello che è, niente di più. (…) Al mio chiarore, l’angelo è angelo, la belva è belva, il pazzo è pazzo, il santo è santo”.

Pubblicato su MacGuffin n°15 | Mare Nostro, 9 Luglio 2021.

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